“I poeti di oggi” di Salvatore Ferlita
In un articolo di Salvatore Ferlita per “La repubblica” di Palermo del 20 gennaio, dal titolo I poeti di oggi – pochi talenti nella selva dei rimatori, una sorta di rassegna dei poeti siciliani contemporanei degni di attenzione, figura anche Vincenzo Leotta. Eccone un estratto:
[...] A questi tre grandi autori, se ne affiancano altri degni di una certa attenzione: Vincenzo Leotta, sensibile critico letterario e attento esegeta dell’opera di Bartolo Cattafi, autore del recentissimo “Il roveto ardente” (viennepierre edizioni), una sorta di canzoniere d’ amore dedicato all’ Assoluto, in uno stile semplice, che richiama certi tratti sapienziali della sacra scrittura [...].
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A Terme Vigliatore presentazione di Antonino Celi
Il 30 dicembre a Terme Vigliatore, presso l’hotel “Il gabbiano” e su iniziativa del Movimento Rinascita, è stato presentato Il roveto ardente dal prof. Antonino Celi, il quale ha tenuto un’ampia e circostanziata relazione, di cui si forniscono alcuni estratti.
“E Tu che taci / dinanzi al soffrire dei figli più cari”. Questi versi, posti alla fine della poesia “Dies Natalis”, risuonano quasi come un rimprovero a Dio per il maltrattamento e le sevizie subiti da tanti innocenti. Ma chi non ha mai sentito generare la nausea nel proprio intimo? e rivolto a Dio non ha mai espresso con forza l’orrore? per la Shoah del popolo ebraico, per i genocidi dell’Africa, della ex Iugoslavia… “Dio dov’era!” detto d’impulso, forse con rabbia, ha liberato il cuore dalle emozioni profonde di rifiuto della cattiveria e dei soprusi. […]
Sofferta e travagliata la conquista dell’abbandono totale all’amore del Creatore, non è certamente compromessa da tutte le esclamazioni e le domande che, soprattutto nella prima parte, “Dell’attesa…”, il poeta rivolge a Dio, sollecitato dal carico della propria umanità e da tutti i limiti che la ragione non riesce a varcare. Il suo discorrere con Dio è sicuramente problematico, ma non è irriverente; e mai si mostra superbo o ribelle o dà adito a parole sconvenienti che possano compromettere la ricerca di un’intimità esclusiva col Creatore, pur nell’apertura di una assoluta disponibilità a condividere l’amore di Dio con altri che pure Lo cercano. […]
La bellezza dei versi del professore Leotta è proprio questa: in essi il lettore non vede solo il travaglio spirituale dell’autore, bensì se stesso con la carica emotiva suscitata dall’occasione di una lettura meditata che risveglia il proprio travaglio spirituale. […]
Molteplici sono le sfaccettature delle immagini relative alle poesie della prima sezione “Dell’attesa…”. Riflettendo bene, però, l’immagine più praticata e accettata con una rassegnazione mai domata, considerata in varie dimensioni, è la sofferenza dell’uomo che, postosi alla ricerca di Dio, è cercato da Dio e, in una sorta di gara dove non si capisce bene chi sia l’inseguito e chi l’inseguitore, il poeta scopre profonde ferite derivanti dall’amarezza del dover pensare a un Dio che è lontano milioni di anni-luce: “Io qui ferito, Tu lontano / milioni di anni-luce”. […]
Dopo i fugaci momenti di vicinanza a Dio, dopo che la ragione non ha saputo trovare vie alternative alla docilità dell’abbandono al Dio del mistero, il poeta mette da parte ogni indugio e si lascia inondare dalla luce del Creatore finalmente penetrata in lui per rischiarare i dubbi e le incertezze.
In “Decisione”: “Il cuore non ragiona, si fida, / si fida semplicemente e si abbandona / al torrente di luce che l’inonda”. […]
È un crescendo l’accostamento graduale a Dio; e in tutte le poesie della seconda parte del libro la relazione con Lui, ormai confidenziale, si nota anche nel linguaggio grafico: i pronomi e gli aggettivi riferiti a Dio sono scritti con la lettera iniziale minuscola, perché adesso che è stato superato il conflitto del credere o non credere il poeta, quasi senza avvertirlo, entra in piena confidenza col Creatore, pur nel rispetto assoluto dei ruoli di creatura e Creatore. Anche la stanza, divenuta in una notte tormentata dalla solitudine ostile e fredda, ora è luogo di gioia, perché Dio è definitivamente presente e vivente nell’anima dell’uomo che l’ha cercato senza sosta e finalmente l’ha trovato. Adesso non c’è più bisogno di alcun discorso per capirsi, per spiegarsi: il silenzio è dinamico e produttivo e genera un flusso d’amore che va da cuore a cuore, come negli innamorati. […]
Ho fin qui sunteggiato il contenuto di alcuni testi poetici della seconda sezione del libro “Il roveto ardente”; oltre, “il fiume di parole / che fiottano dal cuore” lasciano posto al silenzio “assoluto padrone della mente”.
Un’ultima cosa vorrei dire: il professore Vincenzo Leotta, nel comporre le poesie di questo bel libro, si è comportato come un pittore: ha saggiato le parole da utilizzare, le ha poste sulla tavolozza della nostra splendida lingua italiana, e ad esse ha attinto con mano sciolta e leggera, graduando i colori dal chiaro-scuro della prima parte “Dell’attesa…”, dove il volto misterioso di Dio fatica ad emergere, all’esplosione dei colori fantastici e stupendi della seconda parte del libro “…E del riposo”, dove, sia pure nel mistero, la presenza di Dio traspare viva e convincente, pur nel silenzio assoluto. Non rimane che fidarsi della Parola del Vangelo, l’unica fonte cui possiamo attingere per dissetarci del nostro misterioso Dio.
Antonino Celi

Leotta – Sottile – padre Catalfamo – Majorana – Celi