Recensione di Gino Trapani
Su Simùn di gennaio-febbraio 2009 è uscito un profilo a cura di Gino Trapani, dal titolo Vincenzo Leotta, poeta della chiarezza.
“I poeti di oggi” di Salvatore Ferlita
In un articolo di Salvatore Ferlita per “La repubblica” di Palermo del 20 gennaio, dal titolo I poeti di oggi – pochi talenti nella selva dei rimatori, una sorta di rassegna dei poeti siciliani contemporanei degni di attenzione, figura anche Vincenzo Leotta. Eccone un estratto:
[...] A questi tre grandi autori, se ne affiancano altri degni di una certa attenzione: Vincenzo Leotta, sensibile critico letterario e attento esegeta dell’opera di Bartolo Cattafi, autore del recentissimo “Il roveto ardente” (viennepierre edizioni), una sorta di canzoniere d’ amore dedicato all’ Assoluto, in uno stile semplice, che richiama certi tratti sapienziali della sacra scrittura [...].
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Recensione di Rodolfo Di Biasio
Il 16 novembre su ”Oggi 7″, magazine domenicale di America oggi, è uscita una recensione di Rodolfo Di Biasio dal titolo Il “sacro” di Leotta:
Vincenzo Leotta è nato a Barcellona di Sicilia nel 1939. Il suo volume di poesie “Il roveto ardente” (viennepierre ed., Milano, 2007) è accompagnato da una prefazione di Giovanni Raboni che così lo presenta: “Nel panorama della poesia italiana degli ultimi cinquant’anni – un panorama, lo sappiamo, tutt’altro che affollato… – questo libro di Leotta viene ad occupare con assoluta, tranquilla naturalezza un posto di sicuro rilievo…”.
Nota portante quindi della poesia di Leotta è il suo senso profondo del sacro, la sua ininterrotta ricerca che lo porta da una parte a ribadire la sua imperfezione di uomo e dall’altra l’inattingibilità di Dio.
La tensione di questa ricerca nell’arco del libro non viene mai meno tra pacificazione e sospensione, tra momenti di appagamento in Dio e l’attesa di lui: “Ora sono mesi che benedico / la notte, l’antica / nemica adesso mia / propiziatrice di muti colloqui, / e quando è l’ora che il corpo si concede al riposo, / l’anima si prepara all’ascolto / pregustando nuove dolcezze. / Oggi ti sei negato / ma domani sarà un altro giorno”. Leotta sillaba parola dopo parola tenacemente la sua umana preghiera: “Ora mi rispondi tacendo. / Non mi scoraggio, sarò io a parlare. / Saperti in ascolto è un dono tale / che l’ombra della tua luce / si stampa sul tuo volto e l’infiamma”.
Recensione di Santi Fugazzotto
Su La voce del Longano è apparsa una recensione di Santi Fugazzotto, dal titolo Un viaggio alla ricerca di Dio. Se ne fornisce un estratto. Per continuare a leggerla, cliccate qui.
Ho letto e meditato con la dovuta attenzione l’ultimo impegno letterario di Vincenzo Leotta dal titolo “Il roveto ardente” pubblicato dalla casa editrice Viennepierre di Milano. Il libro si compone di una raccolta di poesie divisa in due parti intimamente collegate, intitolate ‘dell’attesa’ e ‘del riposo’ in cui il poeta si rivolge all’Assoluto con tormentati interrogativi, sul senso stesso dell’esistenza con un repertorio stilistico e metrico in apparenza ordinario ma non generico che conferisce spessore culturale all’opera. Sicuramente tale opera per la profonda spiritualità che svela nei versi che sono prorompenti, è la più sofferta, per il suo percorso esistenziale, ma è destinata a lasciare una traccia duratura nell’ambiente letterario italiano. Nel passato Vincenzo Leotta aveva pubblicato tre raccolte di poesie: “Le parole da noi tradite” (1978); “L’utopia e il silenzio” (1985) e “Pittogrammi” (1993). L’autore, già docente di materie letterarie, latino e greco nei Licei classici, negli anni ha alternato la poesia con recensioni e saggi su poeti e scrittori del Novecento. Vincenzo Leotta è nato a Barcellona Pozzo di Gotto e già da parecchi anni risiede in Terme Vigliatore, ha sempre valutato la fede cristiana, quell’autentica, come il principio e il fine massimo di una luce. Un’esplorazione di un uomo nel proprio “intimo”, per giungere attraverso una sofferta purificazione alla conquista gioiosa del vero bene supremo, per trovare consolazione e conforto. Ci offre dei momenti ricchi d’invocazione, sofferta e vivida, bruciante, come richiama alla mente il titolo stesso del libro con un’interiorità che affiora in superficie nei suoi versi con uno stile nudo ma essenziale (“Io nel tempo/ a nascere a morire, Tu inarrestabile, eterno”); mendicare un dialogo attraverso una continua, sofferta ricerca (“Di me tutto puoi dire/ tranne che non ti ho cercato”). Una poesia meditativa che si nutre di mistero tra amore e visioni, e si rivela come un lento e silenzioso cammino interiore, fatto di ricerca e d’attese, di slanci, di sguardi, di colloquio intimo verso il “fuoco”, fatta di nostalgie e accorati dialoghi. Una raccolta poetica di carattere religioso, straziante, molto intimistica, dove l’autore, notoriamente sfuggente e riservato, ha voluto mettere a nudo il suo animo d’appassionato credente. [...].
Santi Fugazzotto
Recensione di Carmelina Sicari
Su “Calabria sconosciuta” di aprile-giugno 2008 (n. 118 ) è uscita una recensione di Carmelina Sicari.
